venerdì, 22 aprile 2005

Sarà bene annoverare anche questa data tra quelle da ricordare. Ebbene, oggi nasceva la quasi centenaria formidabile donna del XX secolo: Rita Levi Montalcini. E' grazie a lei se in un futuro il cancro passerà negli archivi delle malattie curabili ed è grazie a lei che tutt'oggi molte demenze possono essere comprese e rallentate.

<Nel 1951-1952 scopre il fattore di crescita nervoso noto come NGF, che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche (Quella "faccia" del nostro sistema nervoso periferico che controlla l'interno del nostro organismo, regolando la sua attività: accelerando i battiti del cuore, quando necessario un maggio afflusso di sangue; stimolando la secrezione dei succhi gastrici per la digestione, ecc... Dunque, l'opposto del parasimpatico, il quale, invece, si occupa di tenere sotto controllo le fasi "oziose").

Per circa un trentennio prosegue le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d'azione, per le quali nel 1986 le viene conferito il Premio Nobel per la Medicina (con Stanley Cohen). Nella motivazione del Premio si legge: "La scoperta del NGF all'inizio degli anni ‘50 è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo". È inoltre da sempre molto attiva in campagne di interesse sociale, per esempio contro le mine anti-uomo o per la responsabilità degli scienziati nei confronti della società. (da http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=129&biografia=Rita+Levi+Montalcini)>

Sviluppo ed evoluzione della cellula nervosa per azione del Nerve Growth Factor (nervo fattore della crescita) 

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venerdì, 05 novembre 2004
La bevanda potrebbe aiutare a rallentare il morbo di Alzheimer 


Bere regolarmente una tazza di tè può aiutare a migliorare le proprie capacità mnemoniche. I risultati di test di laboratorio effettuati da un gruppo di ricercatori dell'Università di Newcastle upon Tyne hanno rivelato che il tè verde e il tè nero inibiscono l'attività di determinati enzimi nel cervello che sono associati alla memoria. Lo studio, pubblicato sulla rivista "Phytotherapy Research", potrebbe portare allo sviluppo di un nuovo trattamento per il morbo di Alzheimer, la forma di demenza che colpisce milioni di persone in tutto il mondo.
I ricercatori hanno studiato le proprietà del caffé, del tè verde e del tè nero (il tradizionale tè inglese, derivante dalla stessa pianta del tè verde, Camellia sinensis, ma fermentato). Hanno scoperto che, a differenza del caffé, i due tipi di tè inibiscono l'attività dell'enzima acetilcolinesterasi (AchE), associato con lo sviluppo del morbo di Alzheimer, che disgrega il messaggero chimico (o neurotrasmettitore) acetilcolina. Inoltre, sia il tè verde che il tè nero ostacolano l'attività dell'enzima butirrilcolinesterasi (BuChE), scoperto nei depositi di proteine che si formano nel cervello dei pazienti di Alzheimer. Il tè verde, inoltre, fa anche di più: ostacola l'attività di beta-secretasi, che svolge un ruolo nella produzione di questi depositi di proteine. I suoi effetti inibitori durano per un'intera settimana, mentre quelli del tè nero permangono per un solo giorno.





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martedì, 05 ottobre 2004

Immaginate un mondo dove la malinconia e l'infelicità sono bandite: una pillola al giorno garantisce a tutti il buonumore. Perchè in questo mondo ipotetico l'aggressività, la tendenza lla ribellione o all'inedeltà coniugale sono considerate malattie della psiche, quindi controllabili manipolando la chimica del cervello. E tutti possono diventare efficienti, produttivi e brillanti con l'aiuto di farmaci (...). -... si sta diffondendo una pericolosa tendenza a etichettare come malattie tutti i moti dell'anima. Per esempio, la tristezza e il dolore, inevitabili esperienze della vita, vengono frettolosamente considerati manifestazioni di depressione. E i comportamenti che la società non accetta diventano disturbi da correggere con l'aiuto di una pillola. Se non ci fermiamo a riflettere- ammonisce il neurobiologo Steven Rose, -presto gli psicofarmaci condizioneranno ogni aspetto della nostra esistenza.- Dal 2000 al 2003 in Italia il consumo dei soli farmaci antidepressivi è aumentato del 75%.(...)-Il messaggio che emerge è chiaro- dice Rose, -Tutto ciò che differisce da un modello ideale di comportamento sociale e di benessere è patologico e va curato. Rischiamo così di andare incontro a un processo di "omologazione chimica" delle personalità.-

Da "Newton", n.10, ottobre 2004

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lunedì, 26 luglio 2004

Grazie a una combinazione di terapie e di trapianti di cellule, un team di ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università della California di San Diego ha osservato una significativa rigenerazione di cellule nervose in topi con lesioni al midollo spinale. L'approccio terapeutico ha stimolato con successo la crescita di nuove fibre nervose (assoni) e la loro estensione nel tessuto circostante anche al di là del punto danneggiato.
I risultati dimostrano che le terapie combinate possono favorire la vigorosa crescita di nuovi assoni anche dopo una lesione completa delle cellule del midollo spinale. Lo studio di Mark Tuszynski e colleghi è stato descritto in un articolo pubblicato sul numero del 14 luglio della rivista "
Journal of Neuroscience".
"Risultati precedenti - spiega Tuszynski - avevano già mostrato una riduzione delle lesioni, un ricambio dei tessuti e un ricupero di funzionalità dopo gravi danni al midollo spinale. Questo studio indica inequivocabilmente che gli assoni possono essere stimolati a rigenerarsi in un impianto cellulare posto nel sito di una lesione, e anche al di fuori, nel midollo spinale. Si tratta di una potenziale base per sviluppare una terapia funzionante".

Da "Le Scienze"



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