mercoledì, 07 novembre 2007

Sabato 10 novembre, durante la trasmissione radiofonica "La luna e i falò (E il naufragar...)" dalle 8 alle 10, sono invitata telefonicamente ad un'intervista! Questa è un'altra occasione in cui vengo chiamata a testimoniare il mio "romanzo". Chi fosse nei dintorni di Roma può ascoltarmi sulle frequenze 88.100, 88.150 (Nuova Spazio Radio). Altrimenti, è possibile seguirla in streaming sul sito di ELLEradio.

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venerdì, 05 ottobre 2007
30 ottobre 2007 Roma
 
Le Edizioni Il Filo presentano il libro – Nuove Voci
Alice Alberini, Memoriale di un cuore errante
Martedì 30 ottobre 2007, ore 18
presso la libreria Liber.MenTE – Via del Pellegrino, 94 – Roma
 
 
 
  
Per sapere come raggiungere la libreria dal raccordo anulare segui il link: strada
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mercoledì, 25 luglio 2007
Ho aperto un nuovo blog! Questa volta di CUCINA! Adoro quest'ambiente, soprattutto se si parla di dessert! Alla continua ricerca di nuove ricette, Internet a volte può risultare un po' dispersivo o poco esauriente. Così, ho deciso di creare un blog dove inserire le dolci ricette che ho nei miei libri a casa per creare un ricettario completo on line! Alcune potrei inserirle modificate, se le ho già provate io prima e ho preso degli accorgimenti (una licenza culinaria!). Buon assaggio!
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giovedì, 16 marzo 2006

La Divina Commedia, Lorenzo Mattotti

Fin dalla preistoria, l’uomo si è chiesto chi fosse, perché vivesse e grazie a chi. Questo desiderio di conoscenza ha portato con sé l’insicurezza (chi sono veramente io?), l’angoscia per il futuro (cosa sono chiamato a fare?) e la paura di un giudizio dall’alto (come agire giustamente?). Risultato: dolore e sofferenza, dubbi e tedio. Conseguenza di ciò, la ricerca, a volte “matta e disperatissima”, delle risposte.

All’incirca verso la metà della sua vita, anche Dante si è deciso per questo cammino, o meglio, ha trovato una risposta alle domande e ha voluto renderla pubblica: la Divina Commedia.

Non posso soffermarmi a descrivere quest’opera, tanto ultraterrena è la sua grandezza.

Tuttavia, qualche giorno fa stavo leggendo il primo canto. Sappiamo tutti molto bene la storia della selva, della valle e del colle e delle tre fiere.

Ora, l’interpretazione più gettonata delle tre fiere le definisce come l’una, la lonza, materializzazione della lussuria (una lonza leggiera e presta molto,/ che di pel maculato era coverta”), l’altra, il leone, come materializzazione della superbia (“Questi parea che contra me venisse/ con la test’alta e con rabbiosa fame”) e l’altra ancora, la lupa, come materializzazione dell’avarizia, intesa come brama di possesso (“Ed una lupa, che di tutte brame/ sembiava carca nella sua magrezza”).

D’altro canto, l’Inferno di Dante è un’oltretomba tripartita (del resto il numero tre è stato, fin dall’antichità, il numero perfetto). Eccezion fatta per la selva, l’antinferno (al quale sono condannati gli ignavi), il limbo (destinato ai non credenti, non battezzati e spiriti magni) e il VI cerchio (degli eretici), tutti gli altri peccati si possono raggruppare in tre categorie: incontinenza, violenza, frode. Ora mi chiedo, cos’è dunque l’incontinenza? Non è forse l’impossibilità di frenare i propri impulsi? Significato molto simile a quello dell’avarizia della lupa.

Cos’è la violenza? Un modo aggressivo di reagire, sia fisicamente sia moralmente: il leone.

E la frode? Non è altro che l’inganno, di se stessi o degli altri. La lonza è un animale immaginario, dunque inganna la mente, tradisce l’immaginazione!

Perciò, com’è spontaneo il parallelismo tra le tre fiere e la suddivisione dell’inferno dantesco. Forse, dunque, Dante, attraverso le tre fiere, può mostrarci sia le debolezze dell’uomo peccatore e le tentazioni che sviano dalla retta via, sia il programma del suo Inferno. Un parallelismo e qualitativo e tecnico.

Un’altra osservazione che mi ha colpito è stata quella del cammino di Dante attraverso la selva, poi la valle e infine la visione del colle. Dante ci descrive la selva come un luogo buio e pericoloso (“selva oscura […]selvaggia e aspra e forte”), dunque, la sede del peccato, il buio della ragione. La valle, invece, sembra essere la via che porta verso la luce intravista sul colle, cioè la salvezza, ovvero, un cammino di espiazione (“Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto/ là dove terminava quella valle/ che m’avea di paura il cor compunto”). Il colle non è altro che la salvezza e il mezzo di purificazione dell’anima, dove la ragione prevale sulle passioni, la verità sulla menzogna e dove la forza d’animo la fa da padrona sulle debolezze umane; il colle è la luce (“guardai in alto e vidi le sue spalle/ vestite già de’ raggi del pianeta/ che mena dritto altrui per ogne calle/ Allor fu la paura un poco queta”).

Forse Dante voleva anticiparci il percorso che la sua opera avrebbe seguito, che l’uomo avrebbe dovuto affrontare per arrivare alla salvezza: selva=inferno, valle=purgatorio, colle=paradiso.

Ora, non vogliate giudicarmi peccatrice di superbia o di superficialità per questo mio post, dal momento che, per amore della letteratura, di Dante e della scrittura, ho semplicemente voluto parlare di tutte e tre, come del resto faccio sempre nel mio blog. Tutto ciò è pura fantasia di una studentessa.

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giovedì, 12 gennaio 2006

Il primo giocatore di questo gioco inizia il proprio messaggio con il titolo "cinque tue strane abitudini" e le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare e linkare il loro blog o web journal. Non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice "sei stato scelto" (se accettano commenti) dicendogli di leggere il vostro

1. Prima di entrare nel letto mi circondo con i miei peluche, sempre nella stessa posizione: il mio millepiedi arancione sul fianco sinistro e una corona sul cuscino sempre verso sinistra con Nemo, il cagnolino e la zebra

2. Prima di uscire dalla doccia mi scuoto come fanno i cani per togliersi l'acqua di dosso

3. Mentre penso vado in standby sentendo l'odore delle unghie delle mie mani

4. Quando mi concentro nel fare qualcosa mi "mastico" la lingua senza farci caso

5. Ora non mi viene in mente la quinta, ma bastava chiedermelo qualche mese fa e ne ero piena...forse torneranno...

Si, sono pazza. Forse non lo sembravo...o forse sì...follia pura...e questo è niente rispetto al passato

I "miei" cinque nominati non ci sono, perchè non ne conosco così tanti. Dunque, mi limito a elencare le persone a cui posso inviare questo gioco

Saffo13   Skipperina     Mtb

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venerdì, 08 luglio 2005

Fra i grandi russi del Novecento, Daniil Charms è forse sinora il meno conosciuto. Un po’ per il carattere frammentario di questi testi, un po’ per le infelicissime sorti editoriali che essi hanno subìto, solo in questi ultimi anni ci si è potuti rendere pienamente conto della loro rilevanza e unicità. Dotato di un debordante talento comico, unito a un perverso rigore metafisico, Charms è maestro nel vanificare qualsiasi realtà gli accada di nominare. Racconti di pochi istanti, trame incongrue e persecutorie, irrisioni sistematiche: questo è il terreno della sua prosa. Verrebbe da pensare al dada, come alla «poetica dell’estremismo» più affine a Charms. Ma la sua singolarità è tale da non tollerare inquadramenti. Charms rimane soprattutto come uno stupefacente narratore di «casi», tanto gratuiti quanto ineluttabili. Rispetto alla gelida purezza dei suoi esperimenti di parodia sistematica di tutto, le versioni occidentali dell’assurdo – da Camus a Ionesco – appaiono timide. Charms stesso accennò una volta alla peculiarità del suo modo di essere con parole quanto mai semplici, dirette e precise: «A me interessano solo le “sciocchezze”, solo ciò che non ha alcun significato pratico. La vita mi interessa solo nel suo manifestarsi assurdo. Eroismo, pathos, ardimento, moralità, commozione e azzardo sono parole e sentimenti che mi sono odiosi. Ma comprendo perfettamente e ammiro: entusiasmo ed esaltazione, ispirazione e disperazione, passione e riservatezza, dissolutezza e castità, tristezza e dolore, gioia e riso».        
(Tratto da: http://lafrusta.homestead.com/rec_charms.html)

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sabato, 30 aprile 2005

 Il Kumari Reale

La vita è veramente serendipica (come direbbe il clarus Presidente Cesarini). Mentre mi stavo abbeverando alle fonti di Amèlie Nothomb, sorgente del mio intelletto, mi sono ritrovata faccia a faccia con un'informazione tanto curiosa quanto inquietante. Fa riflettere scoprire che in Nepal, a Kathmandu, esista da secoli un culto, quello della Dea Vivente, da un lato estremamente affascinante, ma dall'altro completamente diseducativo, amorale e disumano. La Kumari è una dea bambina, che viene scelta tra varie nasciture all'età di tre anni. Deve corrispondere ai 32 canoni di perfezione, tra cui la pelle chiara, la perfetta dentatura, il seno assolutamente accennato,... La bambina, divinizzata, viene osannata da tutto il popolo nepalese e ricoperta di servigi e fasti. Tuttavia, una volta prescelta, viene condannata a sedere sul suo trono suntuoso fino all'età in cui il segno sanguigno della maturità farà la sua comparsa. Infatti, in quanto incarnazione della dea Taleju, non può ferirsi o perdere sangue, dal momento che una divinità non può essere curata come un essere comune; non può nemmeno lamentarsi, nè piangere, nè fare i capricci. Non può giocare con gli altri bambini e nemmeno camminare o uscire dal tempio (se non 13 volte l'anno, per le festività in suo onore o che richiedono la sua presenza), proprio per "proteggerla" da possibili incidenti. Quando viene portata fuori dal sacro tempio su una lettiga, i popolo non può guardarla negli occhi, poichè una credenza vuole che il suo sguardo fulmini chi osa osservarla inchinato.

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giovedì, 20 gennaio 2005

Perchè gli indiani cingono il loro capo con una o più piume? Precisamente il popolo degli Apache...puro elemento decorativo? Mmmhh...piuttosto improbabile per uno spirito profondo come quello della cultura indiana. Rosicchiando leggende qua e là, ecco che si fa strada un racconto che riesce a spiegare l'origine di questa usanza, attraverso quella magia e quel mistero così affascinanti che solo etnie come queste riescono a trasmettere ancora.
Si narra, infatti, che la Terra, inizialmente, era solo un covo di tenebre e buio. Luce non ce n'era e il sole non esisteva. Tuttavia, due regni vivevano in questo periodo: volatili e bestie. I prmi inseguivano la brama di luce e calore, mentre le bestie aspiravano a mantenere la medesima oscurità per l'eternità, per poter perpetuare nella loro malvagità verso la prole umana. E' così che scoppia una guerra tra i due regni e quando sono i volatili ad avere la meglio, perchè addestrati e preparati da un'aquila saggia e ragionevole, il popolo degli indiani potè sollevarsi alla luce del sole.
 
Per questo motivo, da allora, gli Apache portano in testa piume d'aquila in onore della sua filosofia e della sua responsabilità.

Consiglio: http://www.drawol.it/Htm/leg-indiane-am.htm#Apache

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domenica, 16 gennaio 2005

Apparentemente Kalindi può sembrarci una poetessa, donna che abbia vissuto una vita densa di dolore e sofferenza, senza spiragli di serenità. Tuttavia, sebbene la sua esistenza sia veramente stata satura di violenti esperienze, in alcuni scritti autobiografici si ricorda un'infanzia pressochè tranquilla, trascorsa a contatto con le ricchezze faunistiche di Kendrapara, nonchè alla scoperta delle piante più rare. Come qualsiasi ragazzina, anche Kalindi amava collezionare in riva al mare le conchiglie più particolari e lo faceva mentre ascoltava rapita i racconti della sua amata nonna. Insomma, una bambina apparentemente normale, gioiosa e spensierata.

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mercoledì, 12 gennaio 2005

Imrpovvisandomi un (pessimo) recensore, vorrei mettere la "popolazione" dei bloggers al corrente della straordinaria comicità di Shrek 2!! Il primo film mi aveva già coinvolta con la sua grafica e la sua animazione di eccellente scorrevolezza e il "2" non fa che confermare tutte le caratteristiche della prima uscita. La colonna sonora è altrettanto coinvolgente, tanto da farvi uscire dalle sale con un irrefrenabile desiderio di scaricarla subito! I personaggi e la loro espressività hanno mantenuto il loro brio e quel non so che di accativante. La trama continua con la sua originalità che si rivela nello scambio dei ruoli di personaggi provenienti da tante fiabe diverse e addirittura dalla realtà corrente! Vi stupirà con un RIcky Martin, un gatto con gli stivali dolce e famelico, una fata turchina nelle vesti di Stefanie di Beautiful,...! I due neo-piccioncini partono per la loro luna di miele su una grossa cipolla finchè arriva il momento di presentare il marito ai suoceri...peccato che nessuno nella terra di Molto Molto lontano sappia della strana trasformazione di Fiona e dell'amore per un dolce, piccolo orco...Insomma, veramente da andare a vedere!! Shrek 2 si rivela emozionante e ricco di originalità che esplodono improvvise l'una dentro l'altra, proprio come gli strati di una cipolla (come direbbe l'amico orco!)!

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