mercoledì, 29 giugno 2005

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.

Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?

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martedì, 28 giugno 2005

mamuthones

Doveroso è ricordare l'anniversario della nascita del forse più grande letterato, drammaturgo e romanziere del '900. Preso in un vortice di "odi et amo" per il cinema e la società industriale, Pirandello ha dato voce a verità fondamentali per la nostra esistenza, distruttive e costruttive al tempo stesso. Un umorismo spiazzante verso il bifronte essere umano. Analizza in modo originale l'anima dell'uomo paragonandola a un fiume in piena, in continuo scorrimento, vorticoso e caotico, «...Perchè una realtà non ci fu data e non c'è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile.». Comprendere le sue parole e condividerle comporta un forte senso di smarrimento e angoscioso sprofondare in un oceano di insicurezze e perdita di certezze: questo è il momento epifanico. Il segreto sta nell'accettare questa "pupazzata" senza costruire dighe od ostacoli che frenino il fluire naturale, seppur sconvolgente.


lunedì, 20 giugno 2005
Un'espressività degna di Oscar accompagnata da un corpo fin troppo esile sono il dono che la mia attrice preferita ha ricevuto il giorno della sua nascita, esattamente trentotto anni fa. Si dice che, parallelamente al suo sogno di recitare i teatro, fu suo desiderio ambito la danza, dalla quale dovette, però, allontanarsi a causa, pare, della sua eccessiva altezza. La stessa altezza che, disse essa stessa, la mise a disagio al primo incontro con il suo futuro marito Tom Cruise! Ma, gossip a parte, dedico a Nicole Kidman questo breve post di auguri (i quali ricorrono anche per la mia splendida nonna, degna, ingioventù, di una bellezza proprio d'attrice), dal momento che ammiro decisamente la sua bravura cinematografica. Un'attrice veramente eccezionale! In grado di calarsi nei panni dei personaggi che le vengono affidati, adattando il suo volto a emozioni sempre diverse.
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domenica, 19 giugno 2005

"(...)se non felice, sarei stata libera dagli inganni, che forse è la stessa cosa(...)"     (Joyce Carol Oates, 'Un giorno ti porterò laggiù')

L'elisir della felicità è l'Eldorado del nuovo millennio, ma, come tutti i viaggi esplorativi, richiede una ricerca piuttosto impegnativa...e lunga. C'è chi crede di nascere felice, c'è chi passa una vita senza esserlo. C'è chi si costruisce l'equilibrio giorno per giorno, poichè ha capito quanto la serenità dell'essere umano sia cosa labile e imprevedibile. Tanti poeti e romanzieri illustri non sarebbero forse passati alla storia se non fosse stato per il loro contributo cartaceo sugli avvallamenti e le vette del cuore umano. La felicità, come l'amore e la verità, è stata oggetto di "studi" da secoli e millenni. Mi risulta impossibile immaginare un'esistenza vissuta perenemente nell'Eden terrestre, poichè la ruota di Ariosto è in continuo movimento e durante il cammino ci ritroviamo una volta su e un'altra giù, come a concedere a coloro che sono a terra di rivendicare il loro momento di gloria vicino al carro. L'elemento fondamentale di questo continuo girotondo è la possibilità di movimento, ergo, la libertà di spostarsi all'interno dello spazio assegnatoci in un determinato momento. Mi spiego meglio...la mia idea è quella che l'animo umano debba adattarsi ai momenti della sua vita se decide di affrontarli, anzichè rassegnarsi. Ora, la libertà può  tradursi, in senso lato, come sinonimo di "felicità", dal momento che la pace interiore è possibile solo al di fuori di una prigione astratta, ma determinata, come è quella degli inganni. Non c'è peggior insidia di quella che volgiamo a noi stessi. Pertanto, è veramente la stessa cosa essere felici e trovarsi liberi dagli inganni, di qualsiasi tipo, poichè quando smettiamo di imbrogliare noi stessi, il nostro io respira a pieni polmoni e non c'è più prigione che tenga. Da questo momento siamo in grado di distinguere le fasi emotive della nostra esistenza, bilanciando i nostri veri desideri con le nostre possibilità.

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sabato, 11 giugno 2005

"-Un libro non è un soprammobile che si contempla per consolarsi del mondo, Marina.-
-Ah no?-" 
(Amèlie Nothomb, 'Libri da ardere')

Ah no? Davvero? E pensare che, se fossi un Baudelaire del 2000, potrei assicurare a tutti che l'unico rimedio contro lo spleen sarebbe proprio la lettura continua di romanzi, saggi, fiabe e storie. Ecco, proprio di favole posso parlare. Il famoso e, ahimè, inesistente Paese delle Meraviglie è nato tra le parole degli scrittori e continua nascere nel bianco, imbevuto di inchiostro lucido e consolatorio. Sì, un libro E' un soprammobile che si contempla per sfuggire alla realtà, quando di questa non si può più parlare. No, non mi sento pessimista; forse esistenzialista, se non montaliana. Ma non pessimista. Chi lo è veramente alla in fine non trova nessun antidoto a un'esistenza riconosciuta come irrimediabilmente infelice. Invece, i miei libri sono le mie àncore, o meglio, le mie imbarcazioni, poichè quando voglio staccarmi dal molo ormai tanto fastidioso, mi avventuro per un oceano sempre blu, ma ogni volta diverso.

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giovedì, 09 giugno 2005
Domenica e lunedì siamo di nuovo chiamati a rispondere al nostro dovere, nonchè diritto. Armiamoci di tanta coscienza e autonomia intellettiva, nonchè di salda ragionevolezza. Confidiamo sui nostri valori tenendo ben presente la giustizia per tutti, come si addice bene a uno Stato che DOVREBBE assumere un abito DEMOCRATICO. Consiglio a tutti, per un'informazione obiettiva e più approfondita di un tema così delicato, la lettura dell'allegato.

 

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categoria:attualit, i post di alice
lunedì, 06 giugno 2005
«Capire chi ci ha offeso non significa scusarlo e tanto meno discolparlo.
Significa comprendere il "perche'" del suo comportamento, il che rendera' il perdono piu' facile.
Significa cercare l'intenzione positiva della sua azione.
Significa scoprire che chi ci ha offeso ha comunque un valore e una dignita', perche' puo' sempre cambiare e migliorarsi.
Significa accettare di non capire tutto» (V. Albisetti)
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sabato, 04 giugno 2005

"<Ci sono momenti nella nostra vita in cui sopraggiungono le tribolazioni, e noi non possiamo evitarle. Ma esse ci sono per un motivo.>
<Quale motivo?>
<E' una domanda a cui non possiamo rispondere prima, o nel corso, delle difficoltà. Solo quando le abbiamo superate, capiamo perchè c'erano.>"           
(Paulo Coelho, 'Monte Cinque')

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