giovedì, 26 maggio 2005

Morte e rinascita

"A che scopo vivere se soffrire è la mia parola d'ordine, l'angoscia la mia lingua madre e l'ansia il mio inno? Mi accorgo di quanto Lei sia ormai mia Padrona e io, docilmente prostrata ai piedi del Suo trono, soccombo ogni qual volta il Suo scettro sfiora le mie spalle. Allora mi rimembro della Sua presenza e alzo lo sguardo, volgendolo a Lei; Lei che tanto amo e che amo odiare; Lei che ride della mia sottomissione mentre con mano materna accarezza i miei capelli. Mi consola, mi abbraccia e mi bacia le gote, poi stringe sempre più forte fino a soffocarmi, come Commodo a Cicerone. Amiamoci, poichè per sempre vivremo vicine. Odiamoci, sovente ci faremo del male. Oh, quanta crudeltà scorre nelle tue vene! Eppure, senza di te mi manca il respiro, quello che tu stessa poi mi togli. Oh, amorose punizioni le Tue! Non vedi che piango per te?"      (tratto da 'Riflessioni di un'anima eremita', le memorie di Kalindi Achala, 5 ottobre 1937)

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lunedì, 23 maggio 2005

I libri mi circondano, 

mi chiudo in loro. 

E il mondo si apre.

Kalindi Achala, 4 aprile 1934

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categoria:i post di alice, la poesia
mercoledì, 11 maggio 2005

"[...] Mai era il paese in  cui vivevo io. Era un paese senza ritorno. Non lo amavo. Il Giappone era il mio paese, quello d'elezione, ero io che avevo scelto lui, non il contrario. Il mai invece aveva sceltome: ero cittadina dello Stato del mai.
Per gli abitanti del mai non c'è speranza. Parlano la lingua della nostalgia. La loro moneta è il tempo che passa: sono incapaci di metterne da parte e la loro vita si dilapida in direzione di un abisso che risponde al nome di morte ed è la capitale del loro paese.
I maiani sono grandi creatori di amori, amicizie, scritti e altre costruzioni strazianti che portano già in sè la propria rovina, ma sono incapavi di edificare una casa, una dimora, qualsiasi cosa somigli a un alloggio stabile e abitabile.  Eppure, non c'è niente di più desiderabile ai loro occhi di un cumulo di pietre che possa costituire un domicilio. E' una fatalità a derubarli di quella terra promessa appena credono di possederne la chiave.
I maiani non credono che l'esistenza sia crescita, un accumulo di beltà, saggezza, ricchezza ed esperienza; sanno fin dalla nascita che la vita è diminuzione, dispersione, espropriazione, smembramento. Gli viene dato un trono al solo scopo di farglielo perdere. I maiani sanno dall'età di tre anni quello che la gente di altri paesi arriva a conoscere appena a sessantatrè.
Non bisogna dedurne che gli abitanti del mai siano tristi. Al contrario: non esiste popolo più gioioso. Le minime briciole di grazia danno alla testa ai maiani. La loro propensione a ridere, a rallegrarsi, a essere felici e a rimanere abbagliati è senza pari su questo pianeta. Sono così ossesionati dalla morte che hanno per la vita un appetito delirante.
Il loro inno nazionale è un marcia funebre, la loro marcia funebre è un inno alla gioia; è una rapsodia così frenetica che la semplice lettura della partitura dà i brividi. E tuttavia, i maiani ne suonano ogni singola nota.
Il simbolo che infiora il loro blasone è il giusquiamo. [...]"
   (Amèlie Nothomb, 'Biografia della fame')

-Giusquiamo ***(Hyoscyamus niger, Henbane, Bilsenkraut, Jusquiame ): molto pericoloso anche per gli umani: contiene alcaloidi che provocano allucinazioni, delirio, alterazioni del battito cardiaco, morte.

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categoria:news, i post di alice, perle dalla letteratura
mercoledì, 04 maggio 2005

"(...) non esiste 'migliore' o 'peggiore': ognuno possiede i doni necessari per il proprio cammino individuale."   (Paulo Coelho, 'Manuale del guerriero della luce')

  

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