sabato, 30 aprile 2005

 Il Kumari Reale

La vita è veramente serendipica (come direbbe il clarus Presidente Cesarini). Mentre mi stavo abbeverando alle fonti di Amèlie Nothomb, sorgente del mio intelletto, mi sono ritrovata faccia a faccia con un'informazione tanto curiosa quanto inquietante. Fa riflettere scoprire che in Nepal, a Kathmandu, esista da secoli un culto, quello della Dea Vivente, da un lato estremamente affascinante, ma dall'altro completamente diseducativo, amorale e disumano. La Kumari è una dea bambina, che viene scelta tra varie nasciture all'età di tre anni. Deve corrispondere ai 32 canoni di perfezione, tra cui la pelle chiara, la perfetta dentatura, il seno assolutamente accennato,... La bambina, divinizzata, viene osannata da tutto il popolo nepalese e ricoperta di servigi e fasti. Tuttavia, una volta prescelta, viene condannata a sedere sul suo trono suntuoso fino all'età in cui il segno sanguigno della maturità farà la sua comparsa. Infatti, in quanto incarnazione della dea Taleju, non può ferirsi o perdere sangue, dal momento che una divinità non può essere curata come un essere comune; non può nemmeno lamentarsi, nè piangere, nè fare i capricci. Non può giocare con gli altri bambini e nemmeno camminare o uscire dal tempio (se non 13 volte l'anno, per le festività in suo onore o che richiedono la sua presenza), proprio per "proteggerla" da possibili incidenti. Quando viene portata fuori dal sacro tempio su una lettiga, i popolo non può guardarla negli occhi, poichè una credenza vuole che il suo sguardo fulmini chi osa osservarla inchinato.

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categoria:curiosit, i post di alice
martedì, 26 aprile 2005

Lo scetticismo non ha radici molto profonde; appena tre secoli. Ciò non vuol dire che anche nel '400 non esistessero i dubbiosi, i critici e i degradatori delle speranze! Anche se lo scetticismo non è solo questo, ma la prima cosa che evoca nella mia mente non sono altro che distruzioni negative. Tuttavia, nonostante Hume sostenesse che nemmeno l'esperienza poteva contribuire allo sviluppo dell'uomo e della sua intelligenza, sconfinando la consapevolezza dell'essere umano in un'isola limitata all'incertezza perenne, sono d'obbligo gli auguri a questo celeberrino filoso, senza il quale una grossa fetta della mentalità, dell'evoluzione, delle idee e dello spirito del mondo intellettuale non sarebbe nata. Del resto, penso umilmente che ogni opinione sia degna di passare alla storia. «La bellezza delle cose esiste nella mente che le contempla.», e con questa affermazione, Hume pare togliere valore oggettivo a qualsiasi aspetto della nostra vita.
Difficile è, però, non riflettere, se non condividere, sull'acuta interpretazione che dà della religione: per non soccombere alle proprie paure, i timori di una vita finita, di dolori pressanti, di mali incomprensibili, l'uomo ha sentito il bisogno di essere protetto e, in mancanza di un essere umano "gigante di virtù", si è cotruito una figura divina, parabola indispensabile per ovviare alla sofferenza e all'ignoranza. 

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sabato, 23 aprile 2005

Quando è entrata, o meglio, quando l'ho vista passarmi davanti, da destra a sinistra, mi sembrava di essere un'attrice alla sua prima, un'innamorata, mi sono sentita scuotere di brividi e il mio cuore ha accelerato improvvisamente. Era la prima volta che incontravo il viso che stava dietro alle parole che leggo! Eppure, mi sembrava di conoscerla da sempre, di averla sempre avuta lì di fronte, sorridente ed estasiata come una bimba che per la prima volta vede una farfalla, solo che lì, la sua farfalla, ea la splendida libreria, che la stava colpendo tanto. Vestita di nero, come sempre, in tutte le foto, l'ho attesa per più di mezz'ora, mentre la consapevolezza diciò che stava per accadere (la sua venuta, lì! e io potevo esserci!) cresceva dentro di me, scaldandomi il sangue e dandomi la sensazione sospesa propria di chi sta per svenire. Poi si è seduta e, timidamente, sono spuntate le prime domande dal pubblico. Il suo francese è dolce e perfetto, melodioso e rassicurante come la sua scrittura. Ho cercato di assorbire ogni suono delle sue corde vocali, anche senza comprenderlo. Era tra noi, seduta a uno stesso livello, informalmente, con la sua bocca di porcellana e quegli occhi marcatamente profondi, la carnagione resa ancor più chiara dalla stoffa nera.
Ecco che le domande si sono spente e una fila si è accodata di fronte a lei per gli autografi sui libri. Pensavo di essere l'unica a sentire sì forte emozione, temevo che da un momento all'altro fosse esplosa dai miei pori e cercavo di nasconderla dentro di me, per non dare nell'occhio. Mi sembrava di essere la sola vera fedele ad Amèlie, la sola sincera innamorata della sua penna, la sola che avrebbe attraversato continenti per incontrarla. Quell'emozione era solo mia, solo io potevo capirla e condividerla con il mio corpo. Facevo passare tutti davanti a me, poichè pensavo di chiedere ad Amèlie se potevo abbracciarla e mi sarei vergognata se qualcuno del "pubblico" (eravamo pochi, credo...non ho staccato gli occhi da lei, quindi non mi sono guardata intorno) mi avesse vista.
Poi arrivo: accenna a chiedermi il nome con un sorriso abbozzato e gli occhi interrogativi; firma e mi ringrazia per la domanda che le avevo fatto! Mi ringrazia! Chiedo a lei, alla traduttrice, a chiunque lì, se avessi potuto abbracciare l'autrice e, quando la stringo sul mio cuore prenderndole le spalle, le dico piano sulla spalla sinistra che le voglio tanto bene e che la rinfrazio perchè mi sta aiutando tanto. Sento il calore salirmi in viso e le labbra tremamrmi. Lei mi guarda un po' stupita per la mia ultima affermazione epoi ancora saluti. Rimango quando due giornaliste la intervistano e "la seguo" finchè non esce, come se volessi dirle ancora qualcosa, come se le parole scambiate fossero incomplete e alcune veleggiassero ancora nell'aria.
Il resto è serenità, sollievo, vitalità e grinta. Sento che ora potrò sicuramente trovarmi e realizzare l'equilibrio instabile della mia vita. Tante volte succede ciò, cioè che una persona, un avvenimento, una soddisfazione anche piccola, cambino repentinamente il nostro punto di vista negativo per riportarci alla sicurezza di una prossima serenità, solo che in genre questa è una sensazione che mi passa nel giro di poche ore, come quando si dice "da domani dieta" e il "domani" rimane tale. Tuttavia, questa volta sembra (o spero) che ciò sia duraturo e sincero. Il suo umorismo ("puoi abbracciarmi, non è pericoloso!"), la sua malattia alle spale "identica" alla mia, la forza che ha e la bambina particolare che è sempre stata, hanno solo consolidata la stima e l'amore che provo per lei, come se in quell'abbraccio le sue mani avessero funzionato come ponti per trasmettere in me il suo traffico di energia.

Grazie Amèlie.

Non vale la pena, bensì ne vale la VITA leggere l'esegesi della sua anima, sprigionata dalle sue mani. A prescindere dalla fonte dei suoi scritti. In ogni singola parola ci si imbatte in uno spirito che non ha eguali.  Decisamente schiaffeggiante e provocatorio, avvolto nella sua cruda realtà dei sentimenti più "elitari". Tra i suoi romanzi, consiglio: TUTTI! Oggi, vagando per la rete, mi sono imbattuta in questo articolo: http://www.ita-bol.com/bol/main.jsp?action=bolms&id=001552 . Ma, domani, chissà in quale altro!

 

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categoria:i post di alice, perle dalla letteratura
sabato, 23 aprile 2005
«O santo padre, San Francesco, se voi che foste tanto buono, che convertiste anche il lupo, se voi che amavate gli uccelli e gli alberi e chiamavate sorella la luna, se voi foste vivo e intercedeste per me, chi sa che non mi convertissi anche io. Voi certo avreste pieta' di me e mi vorreste bene come al lupo, e mi chiamereste fratello lupo! E io, povero lupo, verrei quassu', e accovacciato sotto questi archi solenni, in cospetto a questa Umbria verde e mite, io penserei visi di madonne e glorie di angeli sfumanti tra le nuvole candide e rosee su quei monti laggi nel cielo turchino, e dimenticherei l'amore, l'amore mondano, che mi ha fatto tanto male alla testa e al cuore. Oh serafico padre, io ho due ferite che mi ridolgono sempre a certi giorni come a voi le sante stigmate il venerdi'. Oh serafico padre, se voi foste vivo, io mi confesserei a voi, e poi farei penitenza all'ombra di un pino, presso un'acqua corrente; e poi canteremmo insiem e delle laudi; e io ci farei una bella figura, a fe' di Dio, altro che il lupo!»       (Giosue' Carducci)
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venerdì, 22 aprile 2005

Sarà bene annoverare anche questa data tra quelle da ricordare. Ebbene, oggi nasceva la quasi centenaria formidabile donna del XX secolo: Rita Levi Montalcini. E' grazie a lei se in un futuro il cancro passerà negli archivi delle malattie curabili ed è grazie a lei che tutt'oggi molte demenze possono essere comprese e rallentate.

<Nel 1951-1952 scopre il fattore di crescita nervoso noto come NGF, che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche (Quella "faccia" del nostro sistema nervoso periferico che controlla l'interno del nostro organismo, regolando la sua attività: accelerando i battiti del cuore, quando necessario un maggio afflusso di sangue; stimolando la secrezione dei succhi gastrici per la digestione, ecc... Dunque, l'opposto del parasimpatico, il quale, invece, si occupa di tenere sotto controllo le fasi "oziose").

Per circa un trentennio prosegue le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d'azione, per le quali nel 1986 le viene conferito il Premio Nobel per la Medicina (con Stanley Cohen). Nella motivazione del Premio si legge: "La scoperta del NGF all'inizio degli anni ‘50 è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo". È inoltre da sempre molto attiva in campagne di interesse sociale, per esempio contro le mine anti-uomo o per la responsabilità degli scienziati nei confronti della società. (da http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=129&biografia=Rita+Levi+Montalcini)>

Sviluppo ed evoluzione della cellula nervosa per azione del Nerve Growth Factor (nervo fattore della crescita) 

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mercoledì, 06 aprile 2005

"<(...) Io invece so che il nemico è in me e che fa di me un colpevole.>
< Colpevole di che cosa?>
<Di non avergli saputo impedire di prendere il potere.>"
    
(Amèlie Nothomb, 'Cosmetica del nemico')

A volte è la comodità o l'incoscienza a permettere all'Altro (come direbbe Paulo Coehlo) di impadronirsi di noi. Non se ne capisce il motivo, se non solo dopo molto tempo, del perchè ci siamo lasciati soggiogare in tale modo. Sappiamo solo che, inizialmente, la cosa ci va a genio, ma pian piano scopriamo quanto sia difficile sottostare a desideri, volontà, odi e amori di qualcun altro che non siamo noi, ma che è dentro di noi e ci comanda, facendo della sua vita la nostra vita.

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martedì, 05 aprile 2005

" '(...) Il nemico è quello che dall'interno distrugge tuttociò che vale. E' quello che ti rivela la tua bassezza (...). E' quello che, in un giorno perfetto, troverà un'ottima ragione per torturarti. E' quello che ti ispirerà il disgusto per te stesso. E' quello che, quando scorgi il viso celeste di una sconosciuta, ti rivelerà la morte contenuta in tanta bellezza.' "         (Amèlie Nothomb, 'Cosmetica del nemico')

Non so se questo capiti a qualsiasi essere umano nè se capiti in tutti allo stesso modo, come Kant sosteneva per le strutture mentali. Tuttavia, essere il nemico di se stesso è probabilmente una delle sofferenze più alte, poichè, se si deve trafiggere un combattete in carne e ossa si sa come affrontarlo, dove puntare la spada e trafiggere pura carne; il nemico di noi stessi è dentro di noi, impalpabile e invisibile, ma tremendamente forte, spietato. Possiamo sentirne le "lo stringere adunco delle dita", possiamo soffrire della sua malvagità, ma possiamo prenderlo per la collottola e sbatterlo contro un muro. Questo è il nemico peggiore. Ciò che ci impedisce di vivere noi stessi e per noi stessi. L'unica soluzione è farlo soffocare nell'oblio.

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sabato, 02 aprile 2005

Ci si allontana per paura. Si abbandona tutto e tutti per fuggire da un terribile rimorso che ci insegue. Ma, talvolta, ci si allontana per proteggere. Proteggere gli altri e se stessi. Gli altri, da ciò che ci angoscia nel più profondo del nostro cuore, per non fargli mai conoscere la nostra sofferenza ed evitare che essi ne possano venire condizionati; se stessi, dalla folle paura della vita e il profondo desiderio della morte. Le persone vanno e vengono. Alcune anime si incrociano con la nostra compenetrandola e avvolgendola di amore e passione, o di odio e distacco, per sempre, per un giorno, per pochi secondi. A volte, in treno, si pensa di aver incontrato la persona che potrà salvarci da tutto. Poi le rotaie stridono, il vagone si ferma e la stazione è quella del nostro amico profondo e recente. Allora ci si consola pensando che il treno, nella sua voracità per il tempo, non è un luogo di veri incontri. Ma la vita sì. Pensavo che L. fosse per me per sempre, che E. diventasse la mia Maestra di vita. Avevo creduto che T. potesse insegnarmi a esistere. Poi tutto scompare, tutto tace. Si ritorna soli. Silenziosamente, le anime se ne vanno a passi felpati, camminando sul nostro cuore, ma, per quanto delicati possano essere i loro piedi, il solco profondo rimane scolpito dentro di noi.

A volte, invece, una persona rimane per sempre congiunta a noi, per sorreggerci in qualsiasi momento. Allora non ci si sentirà mai più soli. Ma, quando tutto ciò non è ancora accaduto, ci si aggrappa a sospiri passeggeri.

La disperazione può essere comune quanto si vuole...ma la propria è unica e nel momento in cui si è apparentemente soli, l'egoismo di desiderare un sonno profondo passa in secondo piano...e si vorrebbe dimenticare tutto...addormentarsi per sempre, per dire finalmente addio al dolore.

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