lunedì, 31 gennaio 2005

Franz SchubertFranz Peter Schubert nasce il 31 gennaio 1797 a Lichtental un sobborgo di Vienna: la casa di Nussdorfer Strasse, all'insegna del Gambero rosso (Zum roten Krebsen), è oggi adibita a museo.
Schubert è il quarto di cinque figli; il padre, maestro di scuola e violoncellista dilettante sarà il primo insegnante del giovane Franz Schubert.
Il fututo compositore studia canto, organo, pianoforte e armonia guidato da Michael Holzer, organista e maestro del coro parrocchiale di Lichtental.
Nel 1808 Schubert diviene cantore nella cappella di corte e, dopo aver vinto una borsa di studio, riesce ad entrare nell'imperialregio Stadtkonvikt di Vienna compiendo studi regolari e perfezionando la propria preparazione musicale sotto la guida dell'organista di corte Wenzel Ruczicka, e del compositore di corte Antonio Salieri.
Le prime composizioni sono quartetti e risalgono agli anni 1811-1812; vengono scritte per essere eseguite nell'ambito familiare.
Nel 1813 Franz Schubert abbandona gli studi per diventare assistente del padre presso la scuola in cui insegna. L'anno successivo incontra la poesia di
Goethe che sarà la fonte di massima ispirazione per i suoi Lied fino alla morte.

«O fantasia, inestinguibile fonte dalla quale bevono l'artista e lo scienziato! Vivi presso di noi, anche se sei riconosciuta ed onorata da pochi, per preservarci dalla cosiddetta ragione, da quel fantasma senza carne e senza sangue.»

Da: http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=1181&biografia=Franz+Schubert

Commovente la sua "Ave Maria", specialmente la versione cantata da Maria Callas!

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sabato, 29 gennaio 2005

"(...) noi non guardiamo gli occhi (...) come guarderemmo una petruzza d'opale o d'agata. Noi sappiamo che il piccolo raggio che li irida o i grani di brillante che li fanno scintillare sono il solo elemento visibile a noi di un pensiero, di una volontà, di una memoria, dove risiede la casa familiare che noi non conosciamo, gli amici prediletti che invidiamo. Il possesso di quel mondo ignoto, così difficile, così restìo: ecco quel che dà valore allo sguardo, assai più della sua bellezza materiale (...)".       (Proust, Alla ricerca del tempo perduto)

Già...cos'è che ci spinge a rimanere prigionieri di due occhi, di uno sguardo? E' ciò che c'è dentro, è ciò che non possiamo vedere, che non ci è concesso sapere; è il mistero a noi precluso che serbano nel loro profondo intimo. Non è il colore, la tonalità ad affascinarci. Sappiamo che la luminosità, l'opacità, l'iridescenza di uno sguardo è la maschera di una caverna in cui noi non possiamo entrare. Non poter giungere alla conoscenza di questo iperuranio di segreti, non poterne fare parte è ciò che veramente ipnotizza il nostro stesso sguardo. Due anime che cercano di scoprirsi l'un l'altra, ma entrambe in ombra dietro a una luce.

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giovedì, 27 gennaio 2005

"La parola 'testo' viene dal verbo latino texere, che significa 'tessere'. Per cui il testo è prima di tutto una tessitura di parole. Interessante, vero?" (Cosmetica del nemico, A. Nothomb)

Già...curioso e quasi romantico è pensare che colui che scrive ricama inchiostro. Peraltro, sento di poter condividere questa sensibile metafora musicale, poichè la vità spesso riserva imprevisti che sul momento non riusciamo ad affrontare, o problemi dolorsi...ma è con i libri, le poesie, i romanzi, il ricamo di parole che riesco a estraniarmi dalla caotica realtà. E allora entro in un altro mondo; è un mondo nel quale anche io vivo, ma vivo con altri personaggi, in altre avventure...e li sento miei...battono dentro di me. Sicuramente avrete già provato la sensazione di forte nostalgia al momento della conclusione di un libro...è un distacco così doloroso. Quei personaggi non torneranno più e noi non potremo più usare le loro stesse mani, respirare le stesse parole, toccare i loro visi. Quando leggo, essi sono con me, in me e io sono per loro, con loro. Qualcuno tesse per noi, per me, ma sembra un abito della mia misura. Questo amore per l'inchiostro, che si assorbe nella carta e quivi rimane per sempre, è il gomitolo che per sempre mi poterò dietro, perchè, usando un'espressione di Joistein Gaarder, siamo "due sguardi che si incontrano con fermezza e decisione e che semplicemente rifiutano di lasciare la presa".

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giovedì, 27 gennaio 2005

Lewis CarrollScrittore inglese, Lewis Carroll (pseudonimo di Lutwidge Dodgson), è nato a Daresbury (Cheshire), il 27 gennaio 1832. Studiò a Rugby e a Oxford, nel Christ Church College, dove rimase poi sino al 1881 come lettore di matematica pura, disciplina alla quale dedicò numerosi trattati. Nel 1861 venne ordinato diacono, ma non prenderà mai gli ordini superiori.

Di carattere assai timido, Carrol fu grande amico (e fotografo) di alcune bambine, e per una di esse, Alice Lidden (figlia del decano del Christ Church e coautore del celebre dizionario greco-inglese Liddell-Scott), scrisse "Alice nel paese delle meraviglie" (il titolo originale suona "Alice's adventures in Wonderland"), un libro poi divenuto celeberrimo e pubblicato originariamente nel 1865. 
Queste frequentazioni, fra l'altro, sono state di recente scandagliate e messe in discussione in alcune dettagliate biografie sullo scrittore che ne hanno tendenziosamente messo in evidenza il carattere morboso.

Ad ogni modo, la storia di Alice è diventata la più nota e amata della letteratura infantile inglese, esercitando una forte attrazione anche su lettori adulti, grazie al peculiare gusto del gioco logico e verbale. Alle avventure di Alice, Carroll diede un seguito nel 1871 con "Attraverso lo specchio", un testo che ripeté con eguale fortuna i successi del primo libro. 
L'attrazione degli adulti per Carroll è facilmente spiegabile. La facoltà infantile per eccellenza, la fantasia, la capacità di osservare con perfetto candore la realtà (magari aderendo poi a queste "nuove" visioni con una disposizione mai esausta), servì infatti allo scrittore per mettere a nudo le assurdità e le incoerenze della vita adulta, nonché a dar vita ad incantevoli giochi basati sulle regole della logica, capaci di deliziare gli spiriti più intelligenti.

"La caccia allo Snark", uscito nel 1876, ad esempio, che in apparenza è una buffa poesia nonsense, nasconde possibilità di interpretazione simbolica che hanno affascinato la critica moderna.

"La caccia allo Snark", uscito nel 1876, ad esempio, che in apparenza è una buffa poesia nonsense, nasconde possibilità di interpretazione simbolica che hanno affascinato la critica moderna.

Da: http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=418&biografia=Lewis+Carroll

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giovedì, 27 gennaio 2005

Compositore nato a Salisburgo il 27 gennaio del 1756, figlio del violinista Leopold e di Anna Maria Pertl, mostra fin da piccolo la sua predisposizione alla musica, così come la sorella Anna. Entrambi esprimono una tale e indiscutibile attitudine per le sette note, da indurre il padre a rinunciare a qualsiasi impegno professionale per dedicarsi a insegnare musica esclusivamente ai figli.

A quattro anni suona il violino e il cembalo, ed è omai assodato che la sua prima composizione risale a qualcosa come solo due anni dopo. Conscio delle doti straordinarie del figlio, il padre porta Wolfang e la sorella, soprannominata Nannerl, in viaggio per l'Europa dove entrambi hanno modo di esibirsi nei salotti ma, soprattutto, di venire a contatto con i fermenti artistici che circolano in Europa.

L'infanzia di Mozart è un crescendo di episodi sbalorditivi. Ne è un esempio un aneddoto riportato da
Stendhal: "Mozart padre tornava un giorno dalla chiesa in compagnia di un amico; a casa trovò suo figlio impegnato a scrivere musica. "Che stai facendo, figliolo?", gli chiese. "Compongo un concerto per clavicembalo. Ho quasi finito il primo tempo." "Vediamo un po' questo scarabocchio." "No, vi prego; non ho ancora finito". Ciononostante il padre prese il foglio e mostrò al suo amico un groviglio di note che si riuscivano a stento a decifrare a causa delle macchie d'inchiostro. A tutta prima i due amici risero bonariamente di quello sgorbio; ma ben presto, dopo che Mozart padre lo ebbe osservato con un po' di attenzione, i suoi occhi rimasero a lungo fissi sulla carta, e alla fine si riempirono di lacrime d'ammirazione e di gioia. "Guardate, amico mio", disse commosso e sorridente, "come è tutto composto secondo le regole; è un vero peccato che questo brano non si possa eseguire: è troppo difficile e nessuno potrà mai suonarlo".
Si può dire che è proprio con Mozart che il ruolo del musicista nella società comincia a svincolarsi dal servilismo che l'aveva sempre caratterizzato, anche se questo processo sarà portato al massimo compimento, e definitivamente, da
Beethoven.

Non bisogna dimenticare, infatti, che all'epoca i compositori o i maestri di cappella, sedevano al tavolo insieme alla servitù ed erano perlopiù considerati dei semplici artigiani piuttosto che artisti nel senso moderno del termine.Il 5 dicembre del 1791, all'una di notte, si spegne all'età di soli 35 anni una delle più alte espressioni dell'arte (musicale ma non solo) di tutti i tempi. A causa delle avverse disponibilità economiche i suoi resti verranno tumulati in una fossa comune e mai più ritrovati. Le cause della sua morte restano a tutt'oggi un rompicapo difficilmente risolvibile.

Da:http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=38&biografia=Wolfgang+Amadeus+Mozart

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martedì, 25 gennaio 2005
Scrittore tra i più conosciuti e amati dai lettori di narrativa in Italia, Baricco è nato a Torino il 25 gennaio del 1958.
Si forma in quella città sotto la guida di Gianni
Vattimo, laureandosi in Filosofia con una tesi di Estetica e studia contemporaneamente al conservatorio dove si diploma in pianoforte. L'amore per la musica e per la letteratura, infatti, hanno ispirato fin dall'inizio la sua attività di brillante saggista e di narratore.Per quanto riguarda il suo rapporto con il computer e la Rete, ha affermato, in una recente intervista: " La filosofia del link mi affascina, lo amo di per sé, come la filosofia del viaggio e dello scarto. Lo scrittore, però, viaggia fra i limiti della sua testa, e per la lettura la cosa affascinante è ancora sempre seguire il viaggio di uno. Credo che, di fatto, poi Conrad facesse questo: apriva delle finestre, entrava, si spostava. Flaubert faceva questo. Ma è egli stesso che ti detta il viaggio e tu segui. Quella libertà di vedere un testo e viaggiarci come tu vuoi mi sembra una libertà che non trovo così affascinante. Trovo più affascinante seguire un uomo che non ho mai conosciuto nel viaggio che ha intrapreso notando aspetti che lui stesso avrà notato o meno. Ripercorrere le sue orme, questa credo che sia la cosa affascinante della lettura".  Da:http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=36&biografia=Alessandro+Baricco


Affascinante è l'opera teatrale da lui scritta: "Novecento". Consiglio vivamente a tutti questo breve "racconto", soprattutto a tutti coloro che credono nel fascino della musica.

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giovedì, 20 gennaio 2005

Perchè gli indiani cingono il loro capo con una o più piume? Precisamente il popolo degli Apache...puro elemento decorativo? Mmmhh...piuttosto improbabile per uno spirito profondo come quello della cultura indiana. Rosicchiando leggende qua e là, ecco che si fa strada un racconto che riesce a spiegare l'origine di questa usanza, attraverso quella magia e quel mistero così affascinanti che solo etnie come queste riescono a trasmettere ancora.
Si narra, infatti, che la Terra, inizialmente, era solo un covo di tenebre e buio. Luce non ce n'era e il sole non esisteva. Tuttavia, due regni vivevano in questo periodo: volatili e bestie. I prmi inseguivano la brama di luce e calore, mentre le bestie aspiravano a mantenere la medesima oscurità per l'eternità, per poter perpetuare nella loro malvagità verso la prole umana. E' così che scoppia una guerra tra i due regni e quando sono i volatili ad avere la meglio, perchè addestrati e preparati da un'aquila saggia e ragionevole, il popolo degli indiani potè sollevarsi alla luce del sole.
 
Per questo motivo, da allora, gli Apache portano in testa piume d'aquila in onore della sua filosofia e della sua responsabilità.

Consiglio: http://www.drawol.it/Htm/leg-indiane-am.htm#Apache

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mercoledì, 19 gennaio 2005
«Potreste chiedere in cuor vostro: “Come distingueremo nel piacere cio' che e' bene da cio' che non e' bene?”. Andate fra i campi e i giardini e imparerete che e' piacere dell’ape raccogliere miele dai fiori, ma e' anche piacere del fiore cedere miele all’ape. Per l’ape infatti il fiore e' fontana di vita, e per il fiore l’ape e' messaggero d’amore, e per entrambi, ape e fiore, dare e ricevere e' piacere e necessit ed estasi. Siate nei vostri piaceri come i fiori e le api»
(Karhil Gibran)
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martedì, 18 gennaio 2005

"Michail Afanas’evic Bulgakov, (Kiev 1891 – Mosca 1940), scrittore e drammaturgo sovietico.
Nacque il 3 maggio 1891 a Kiev, in una famiglia agiata, serena e unita da forti sentimenti religiosi. Il padre Afanasij Ivanovic Bulgakov, docente di storia e critica delle religioni occidentali, era un uomo di grande cultura; la madre, Varvara Michajlovna Pokrovskaja, era una donna colta e con una particolare sensibilità musicale. Terminati gli studi, Michail, che il 3 maggio 1913 si era  sposato con Tat’jana Nikolaevna Lappa, andò a servire, come volontario, in un ospedale gestito dalla Croce Rossa, e per tutta l’estate del 1916 lavorò come chirurgo negli ospedali da campo sul fronte occidentale, in piena prima guerra mondiale. Nel settembre assunse l’incarico di direttore dell’ospedale di Nikol’skoe, posto nel Governatorato di Smolensk, dove rimase fino al 1919.
In questo periodo Michail che, insieme alla pratica medica, provava anche un forte interesse per la letteratura, si dedicò alla scrittura di una prima serie di racconti: “Infermità”, “Appunti di un medico condotto”, “Il veleno di fuoco”, “Primo fiore”.
Nel settembre del 1917 venne trasferito a lavorare nell’ospedale di Vjaz’ma: fu in questa sede che gli giunsero notizie sugli avvenimenti di ottobre che si erano sviluppati nella città di Mosca.
Nel febbraio del 1920 Michail Bulgakov decise di abbandonare la professione medica, per intraprendere definitivamente la carriera letteraria.
Fu una decisione sofferta, che tuttavia per Michail rappresentò la possibilità di dedicarsi ad una libera attività, fuori dai vincoli di una carriera medica che inevitabilmente fino a quel momento lo aveva posto sotto le dipendenze ora di un potere ora di un altro, in diretto contatto con i rispettivi e contrapposti eserciti schierati in campo."

Di lui ho letto un romanzo che mi ha lasciata senza parole e che quando leggevo mi portava a nascondermi sotto al letto, come una bambina: Il maestro e Margherita. Non so se lo abbiate letto, ma, nel qual caso non l'aveste fatto, lo consiglio a chiunque sia:
1) Innamorato (o anche no: c'è sempre una prima volta) della lettura
2)Incuriosito dai personaggi di Dio e Satana
3)Alla ricerca di romanzi strampalati, i quali non hanno apparentemente un filo logico e prettamente metafisici e realistici allo stesso tempo
Insomma, è un romanzo che, ci crediate o no, riesce letteralmente a ipnotizzarvi! Cechov e i suoi personaggi vi risulteranno avere un non so che di sinistro e di accattivante.

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categoria:i post di alice, perle dalla letteratura
martedì, 18 gennaio 2005
Mi scuso immensamente pubblicamente per il recentissimo ORRORE ERRORE che ho fatto, attrabuendo a Cechov un romanzo di Bulgakov e per potermi scusare e chiedere perdono ringranzio infinitamente Forsepotrei che mi ha fatto fortunatamente notare il disastro! Chiedo umilmente perdono.
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