martedì, 28 dicembre 2004

La galleria del vento è un apparato, usato in aerodinamica, che consente di studiare sperimentalmente gli effetti che l'aria produce su un corpo in movimento: un modellino dell'oggetto che interessa (aereo, automobile ...) viene investito da un flusso d'aria del quale si può controllare la velocità, in modo tale da simulare il moto reale; si possono così osservare vari fenomeni ed eseguire misure di resistenza, portanza, pressione, temperatura,... per poi eventualmente apportare modifiche all'originale.

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categoria:curiosit, i post di alice
martedì, 28 dicembre 2004

A lui si deve la concezione di una delle meraviglie assolute del mondo e l'appoggio determinante per la costruzione di uno dei simboli imperituri della democrazia e della libertà. Stiamo parlando rispettivamente della torre Eiffel e della Statua della Libertà, entrambi scaturiti e realizzati dall'unica, geniale mente dell'ingegnere francese che porta il nome di Alexandre-Gustave Eiffel. Nato a Digione il 15 dicembre 1832 iniziò la sua attività lavorando dapprima con diverse imprese di costruzione e in un secondo tempo in proprio, come ingegnere consulente.
All'Esposizione del 1889 Eiffel diede fondo alla sua visionarietà costruendo la famosa torre parigina che ancora oggi porta il suo nome, espressione completa di un'impostazione tecnica tesa a ottenere contemporaneamente alte qualità di flessibilità e resistenza con un minimo peso. Le notevoli dimensioni della torre, oltre alle qualità strutturali e al suo inserimento nel paesaggio urbano, suscitarono immediati e contrastanti giudizi da parte della cultura architettonica del periodo, influenzando però senza dubbio molte successive tecniche di progettazione.


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categoria:i post di alice, giorno x giorno
martedì, 28 dicembre 2004
Nato a Mount Vernon (Virginia) il 28 dicembre 1954, prima di cominciare a pieno titolo la sua carriera artistica, si laurea nel 1977 alla Fordham University e vince una borsa di studio all'American Conservatory Theater di San Francisco, istituzione che lascerà solo un anno dopo per dedicarsi seriamente alla sua carriera artistica. Gli anni della gavetta lo vedono calcare in primo luogo le tavole del palcoscenico. Le sue partecipazioni a rappresentazioni teatrali di vario tipo, infatti, sono assai numerose, ma non disdegna, quando se ne offre l'occasione, le apparizioni televisive.
Dopo la performance in cui interpreta un paraplegico ne "Il collezionista di ossa", con "The Hurricane", arriva il premio come miglior attore a Berlino e la quarta candidatura alla statuetta, la seconda come protagonista. Nel 2001 l'attore esce dai suoi schemi interpretativi e si cala per la prima volta nei panni di un cattivo nel noir metropolitano "Training day".
E' stato inserito - dalle prestigiose riviste 'Empire' e 'People' - nelle classifiche delle star più sexy della storia del cinema.Nel 2002, finalmente, Washington vede riconosciuto tutto il suo talento con l'Oscar più importante, quello relativo alla categoria "miglior attore protagonista". Si tratta di un riconoscimento storico poichè l'impresa era riuscita solo al leggendario a Sindey Poitier nel lontano '63, per il ruolo principale nel film «Gigli di campo». Da allora, nessun attore nero ha mai più potuto alzare inneggiante l'ambita statuetta...


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categoria:i post di alice, giorno x giorno
lunedì, 27 dicembre 2004

C'era una volta
un povero Zero
tondo come un o,
tanto buono ma però
contava proprio zero e
nessuno
lo voleva in compagnia.
Una volta per caso
trovò il numero Uno
di cattivo umore perché
non riusciva a contare
fino a tre.
Vedendolo così nero
il piccolo Zero,
si fece coraggio,
sulla sua macchina
gli offerse un passaggio;
schiacciò l'acceleratore,
fiero assai dell'onore
di avere a bordo
un simile personaggio.
D'un tratto chi si vede
fermo sul marciapiede?
Il signor Tre
che si leva il cappello
e fa un inchino
fino al tombino...
e poi, per Giove
il Sette, l'Otto, il Nove
che fanno lo stesso.
Ma cosa era successo?
Che l'Uno e lo Zero
seduti vicini,
uno qua l'altro là
formavano un gran Dieci:
nientemeno, un'autorità!
Da quel giorno lo Zero
fu molto rispettato,
anzi da tutti i numeri
ricercato e corteggiato:
gli cedevano la destra
con zelo e premura
(di tenerlo a sinistra
avevano paura),
gli pagavano il cinema,
per il piccolo Zero
fu la felicità.

(Gianni Rodari)
da Il libro delle filastrocche



















































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categoria:i post di alice, la poesia
lunedì, 27 dicembre 2004

Il gatto inverno

Ai vetri della scuola stamattina

l'inverno strofina

la sua schiena nuvolosa

come un vecchio gatto grigio:

con la nebbia fa i giochi di prestigio,

le case fa sparire

e ricomparire;

con le zampe di neve imbianca il suolo

e per coda ha un ghiacciuolo...

Sì, signora maestra, 

mi sono un po' distratto:

ma per forza, con quel gatto,

con l'inverno alla finestra

che mi ruba i pensieri

e se li porta in slitta

per allegri sentieri.

Invano io li richiamo:

si saranno impigliati in qualche ramo

spoglio;

o per dolce imbroglio, chiotti, chiotti,

fingon d'esser merli e passerotti.

 

Gianni Rodari 

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categoria:i post di alice, la poesia
lunedì, 27 dicembre 2004


<<Nessuno, mamma, ha mai sofferto tanto...>>
E il volto già scomparso
ma gli occhi ancora vivi
dal guanciale volgeva alla finestra,
e riempivano passeri la stanza
verso le briciole dal babbo sparse
per distrarre il suo bimbo...
 
Ora dov’è, dov’è l’ingenua voce
che in corsa risuonando per le stanze
sollevava dai crucci un uomo stanco?...
La terra l’ha disfatta, la protegge
un passato di favola...

Inferocita terra, immane mare
mi separa dal luogo della tomba
dove ora si disperde
il martoriato corpo...
Non conta... Ascolto sempre più distinta
quella voce d'anima
che non seppi difendere quaggiù...
M'isola, sempre più festosa e amica
di minuto in minuto,
nel suo segreto semplice...

Sono tornato ai colli, ai pini amati
e del ritmo dell'aria il patrio accento
che non riudrò con te,
mi spezza ad ogni soffio...

Giuseppe Ungaretti






























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categoria:i post di alice, la poesia
venerdì, 24 dicembre 2004
La vita è una favola; non infrangete le sue regole, ma lasciatevi trasportare dalle sue parole e mai smettete di meravigliarvi di ciò che accade e vi circonda
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categoria:auguri & festivit
mercoledì, 22 dicembre 2004

Era una fredda notte d'inverno, fra gli anni 243 e 366 dopo Cristo, quando nell'antica Roma imperiale, amici e parenti si scambiarono le prime "stranae" per festeggiare il "dies natalis". Agli auguri di buona salute, si accompagnarono presto ricchi cesti di frutta e dolciumi, e poi doni di ogni tipo, perché la nascita di Gesù e, insieme, l'anniversario dell'ascesa al trono dell'Imperatore, divenissero il simbolo di una prosperità che avrebbe dovuto protrarsi per l'intero anno.Passarono i secoli ed un bel giorno del 1800, il rito trovò la sua personificazione in un forte vecchio rubicondo dalla barba bianca, residente al Polo Nord dove, secondo la tradizione, aiutato da numerosi gnomi costruirebbe dei giocattoli da distribuire come doni durante la notte di Natale, con l'ausilio di una slitta trainata da renne volanti e passando attraverso i camini delle case.Raggiunta una certa età, veniamo a conoscenza di una spiacevole realtà: Babbo Natale altro non è che un personaggio fantastico. Ma tale affermazione non è del tutto vera. Babbo Natale, o almeno un personaggio molto simile è realmente esistito; si tratta di San Nicola. Nato a Patara, in Turchia, da una ricca famiglia, divenne vescovo di Myra, in Lycia, nel IV secolo e forse partecipò al Concilio di Niceanel nel 325.

Quando morì le sue spoglie, o le presunte tali, vennero deposte a Myra fino al 1087. In quest'anno infatti vennero trafugate da un gruppo di cavalieri italiani travestiti da mercanti e portate a Bari dove sono tutt'ora conservate e di cui divenne il santo protettore.Negli anni che seguirono la sua morte, si diffusero numerosissime leggende. Una tra le più famose e confermata da Dante nel Purgatorio (XX, 31-33) è quella delle tre giovani poverissime destinate alla prostituzione. Nicola, addolorato dal pianto e commosso dalle preghiere di un nobiluomo impossibilitato a sposare le sue tre figlie perché caduto in miseria, decise di intervenire lanciando per tre notti consecutive, attraverso una finestra sempre aperta dal vecchio castello, i tre sacchi di monete che avrebbero costituito la dote delle ragazze. La prima e la seconda notte le cose andarono come stabilito. Tuttavia la terza notte San Nicola trovò la finestra inspiegabilmente chiusa. Deciso a mantenere comunque fede al suo proposito, il vecchio dalla lunga barba bianca si arrampicò così sui tetti e gettò il sacchetto di monete attraverso il camino, dov'erano appese le calze ad asciugare, facendo la felicità del nobiluomo e delle sue tre figlie. In altre versioni posteriori, forse modificate per poter essere raccontate ai bambini a scopo educativo, Nicola regalava cibo alle famiglie meno abbienti calandoglielo anonimamente attraverso i camini o le loro finestre. Secondo altre leggende, questo santo sarebbe entrato in possesso di un oggetto mitico, il Sacro Graal, che, oltre ad essere responsabile della sua capacità di "produrre in abbondanza" da regalare, fu anche causa del trafugamento delle sue spoglie per volere di papa GregorioVII. In ogno caso San Nicola divenne nella fantasia popolare "portatore di doni", compito eseguito grazie ad un asinello nella notte del 6 dicembre (S. Nicola, appunto) o addirittura nella notte di natale.Il nome olandese del santo, Sinter Klass, venne importato in America dagli immigrati come Santa Claus, la cui traduzione in italiano è solitamente Babbo Natale. Oggi, però, Babbo Natale ha perso ogni connotazione religiosa e grazie all'inventiva dei pubblicitari di una nota bevanda, la CocaCola, statunitense divenne il vecchietto vestito di rosso che conosciamo. Negli USA è addirittura nata un'associazione che sostiene la sua esistenza e ne ricerca le prove, la Institute of Scientific Santacluasism.

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categoria:curiosit, i post di alice
mercoledì, 22 dicembre 2004

"...écrire un roman ou en vivre un, n'est pas du tout la même chose, quoi qu'on dise.
Et pourtant notre vie n'est pas séparée de nos oeuvres"
 

traduzione in italianoScrivere un romanzo o viverne uno non è affatto la stessa cosa, checché se ne possa dire, e tuttavia, non è possibile separare la nostra vita dalle nostre opere 


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categoria:i post di alice, perle dalla letteratura
domenica, 19 dicembre 2004

Emily BrontëScrittrice inglese originale e tormentata, spiccatamente romantica, Emily Bronte nasce il 30 luglio 1818 a Thornton, nello Yorkshire. Nel 1824 Emily, insieme alle sorelle, entra nella scuola di Cowan Bridge per figlie di ecclesiastici.Altre due perdite colpiscono la famiglia Brontë nel 1825: muoiono, colpite entrambe da tisi, le sorelle maggiori di Emily, Maria ed Elizabeth. Abbandonata la scuola, i giovani Brontë continuano la propria istruzione in casa, leggendo e imparando le "arti femminili". Nel 1826 il padre, di ritorno da un viaggio, porta una scatola di soldatini ai figli: i soldatini diventano "I Giovanotti", protagonisti di varie storie scritte dalle sorelle.
Nel 1835 Charlotte ed Emily entrano nella scuola di Roe Head. Dopo tre mesi Emily torna a casa fisicamente distrutta e il suo posto a Roe Haed viene preso dalla sorella minore Anne. Il 12 luglio 1836 Emily scrive la sua prima poesia datata. Nel 1838 entra come insegnante nella scuola di Law Hill, ma dopo soli sei mesi torna a casa. In una lettera del 1841 Emily parla di un progetto per aprire, insieme alle sue sorelle, una scuola che sia tutta loro. Emily comincia a trascrivere le sue poesie in due quaderni, uno senza titolo, l'altro intitolato "Gondal Poems". Charlotte trova questo quaderno nel 1845 e prende forma in lei la decisione di pubblicare un volume dei loro versi. Emily acconsente purché il libro esca con uno pseudonimo. Nel 1846 esce quindi "Poems" di Currer (Charlotte), Ellis (Emily) e Acton (Anne) Bell (Brontë). Nel 1847 vengono pubblicati "Cime tempestose" di Emily, "Agnes Grey" di Anne e "Il Professore" e "Jane Eyre" di Charlotte.Il 28 settembre 1848 Emily si raffredda durante il funerale del fratello (morto di tisi) e si ammala gravemente. Morirà anche lei di tisi il 19 dicembre dello stesso anno.





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