domenica, 28 novembre 2004

Non sei il riflesso di me stessa,
fortunatamente.
Ma esprimi emozioni,
come un essere vivente.

Sei un caleidoscopio
che forma muti continuamente
e visi e occhi e sguardi
in basso volgi, verso me che ti ammiro.

Cambi umore di giorno in giorno,
di ora in ora,
ogni secondo.
Un attimo brillano le tue parole
al vento
come gocce di rugiada
all'alba.

Sospesi i tuoi colori
vibrano per pochi istanti
e poi muti, cambi,
scompari e ti nascondi.

Che mai tu possa oscurarti
e scomparire
se non di notte,
quando, in abito da sera,
mi proteggi.

Kalindi Achala, 29 settembre 1937




















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sabato, 27 novembre 2004

Anders CelsiusFisico, matematico e astronomo, Anders Celsius nasce a Uppsala, Svezia, il 27 novembre 1701.Anders Celsius si forma attraverso lo studio delle scienze matematiche e astronomiche, senza tuttavia trascurare la fisica sperimentale che tanto influirà sulle sue ricerche nel settore della termometria.
A Parigi conosce P. L. Maupertuis ed entra a far parte del gruppo di studiosi che prepara le celebri misurazioni dell'arco di meridiano, perseguendo lo scopo di definire, in termini di osservazioni sperimentali, l'annosa polemica che vedeva schierati in campi diversi i sostenitori delle concezioni newtoniane e cartesiane sulla forma del globo terrestre. I primi sostenevano che il globo era schiacciato ai poli: le misurazioni sopra accennate avrebbero appunto confermato la validità delle tesi newtoniane.
Le prime indagini concernenti l'interesse di Anders Celsius per i problemi annessi alla misurazione della temperatura risalgono al periodo 1733-1734.
Nel 1733 il suo itinerario europeo tocca anche l'Italia. E proprio dall'Italia gli giungerà l'anno successivo una lettera in cui gli si chiede spiegazioni relative al modo di costruire termometri a mercurio, argomento discusso durante il viaggio italiano.Nel 1742 Celsius pubblica una famosa memoria, relativa ai problemi della termometria dove propone di utilizzare una scala centigrada riferita a due punti fissi: quello che corrisponde alla temperatura della neve in fusione e quello riferito alla temperatura dell'acqua in stato di ebollizione.




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sabato, 27 novembre 2004
Edward BachEdward Bach, medico gallese diventato noto in tutto il mondo grazie alla terapia di sua invenzione denominata "Fiori di Bach" nasce il 24 settembre 1886 a Moseley, un villaggio a cinque chilometri da Birmingham.
La terra natale ha molta importanza nella sua formazione: il contatto con un ambiente bucolico e la serenità intrinseca di quei luoghi lo indurranno ad un contatto sempre più stretto con la natura. La decisione di diventare medico avviene all'età di sei anni. Inizia i propri studi frequentando l'Università di Birmingham, compie un tirocinio all'Ospedale dell'University College di Londra, dove si laurea nel 1912.La sua è una visione che si discosta dallo sguardo "meccanicistico" dei sistemi di cura occidentali, per avvicinarsi ad una comprensione "olistica" dell'uomo, ossia comprensiva di tutte le sue componenti, nella consapevolezza che esse interagiscono e si influenzano fra loro.Per usare uno slogan di facile impatto si potrebbe dire che secondo Bach è l'uomo che va curato, non la malattia.
La prova evidente di questa affermazione è data dal fatto che alcune medicine risultano efficaci per un paziente e completamente inutili per un altro. Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, Edward Bach viene riformato proprio per le sue precarie condizioni fisiche. La diagnosi è: tumore con metastasi.
Secondo i medici non gli rimangono che tre mesi di vita.
Cade in una depressione profonda e si rende conto che non gli resta il tempo necessario per portare a termine le sue ricerche.



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martedì, 23 novembre 2004

Nuda è la terra, e l'anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

Amaro camminare, perchè pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,

e la notte che giunge, e l'amarezza
della distanza...Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;

sopra i monti lontani sangue ed oro...
Morto è il sole...Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

(A.Machado)









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martedì, 23 novembre 2004

Scrittore per bambini? No, sarebbe troppo semplice classificarlo così, malgrado alcuni suoi libri siano letti da milioni di bambini in tutto il mondo. Scrittore umoristico? Neanche questa definizione si attaglia del tutto a Roald Dahl capace, nei suoi libri, di tali sterzate ciniche o stranianti da lasciare sconcertati. Forse "maestro dell'imprevedibile" è la definizione che più gli si addice. Poco conosciuto fra quelli che consumano solo letteratura alta, chi si è accostato a lui ne ha subito fatto un autore di culto. Il primo racconto pubblicato è proprio una storia per bambini. Periodo fecondo della sua vita, questo, condito da decine di aneddoti circa le sue strane abitudini.

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mercoledì, 17 novembre 2004

Imperare sibi, maximum imperium est (Seneca)
Comandare a se stessi è il comando più arduo

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venerdì, 12 novembre 2004

"Ogni donna scelga, davanti allo specchio, la pettinatura che maggiormente le dona.
Un volto lungo vuole capelli divisi sulla fronte, con semplicità.
Un viso tondo, capelli raccolti a nodo sopra il capo, con le orecchie scoperte, oppure sciolti sulle spalle.
Ci sarà poi chi preferisce i capelli inanellati; chi i capelli stretti alle tempie;
chi acconciati finemente, con mille pettini; chi sciolti in grandi onde.
Qualcuno amerà la testa falsamente trascurata, che in realtà richiede più cure di tutte.
La canizie avanzate potrà essere mascherata con una tintura;
né mancherà chi porterà sul capo i capelli di un'altra, vantandosene come fossero suoi."

Ovidio








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venerdì, 12 novembre 2004

Notizie sempre più curiose dal sito
http://www.imperium-romanum.it/IR/cultura/vestiti_accessori.htm

Capelli, parrvcche, tintvre

Acconciatura di età traiana

La cura dei capelli delle matrone romane era invece affidata ad ancelle dette "ornatrix", costrette a destreggiarsi quotidianamente tra impalcature di riccioli, trecce, nastri e spilloni nel non facile compito di rendere bella anche chi non lo era, pena le ire delle bisbetiche e pretenziose padrone. Nei secoli, le mode portarono le donne romane a sfoggiare vari tipi di acconciatura. Da quelle con i capelli semplicemente tirati all'indietro e aderenti alla nuca o divisi in ciocche gonfie (la cosiddetta pettinatura "a melone") dell'inizio dell'età imperiale si passò a elaboratissime acconciature alte sul capo e ridondanti di riccioli ottenuti arricciando i capelli con un ferro rovente, il "calamistrum", riscaldato sulla cenere dagli schiavi "cinerarii" che lavoravano in "equipe" con le "ornatrix".

A partire dal II secolo d.c., le donne romane presero a ornare ulteriormente le loro capigliature con nastri, diademi, e spilloni in oro, avorio o argento, elegantemente rifiniti e cavi all'interno, tanto da poter contenere anche veleno, per ogni evenienza. Appuntiti e sottili, oltre a costituire un ornamento potevano anche essere usati come arma di difesa e di offesa. Si narra che Fulvia, moglie di Marco Antonio, abbia infierito proprio con lo spillone dei suoi capelli sul cadavere del retore Cicerone forandogli più volte la lingua per punirlo di averla avuta "troppo pungente".

Cammeo con il ritratto di Livia moglie di Augusto.


Le parrucche, anch'esse ovviamente elaboratissime, soprattutto in epoca imperiale, venivano confezionate con capelli veri, provenienti dall'India o, per le chiome bionde, dalle capigliature delle donne barbare del Nord Europa.



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venerdì, 12 novembre 2004
Ricreato un cosmetico romano per il viso
Era composto da grassi animali, amido e stagno


Una crema cosmetica per il viso, usata dalle donne dell'antica Roma, è stata analizzata dagli scienziati dell'Università di Bristol, in Gran Bretagna, e poi riprodotta. I risultati dell'esperimento sono stati descritti in un articolo pubblicato sul numero del 4 novembre 2004 della rivista "Nature".
Il contenitore di metallo, completo di coperchio e contenuto, era stato scoperto in uno scavo archeologico presso Londra. Gli archeologi ritengono che si tratti dell'unico reperto di questo tipo mai trovato intatto e in buone condizioni.
La crema è risultata essere composta da grasso animale raffinato, amido e stagno. I ricercatori hanno ricreato il prodotto usando la stessa ricetta. Spalmandola sulla pelle, la crema produce uno strato biancastro liscio e polveroso: quest'ultima qualità è dovuta all'amido, che viene tuttora usato a questo scopo nei cosmetici moderni.
"Dipingersi la faccia di bianco - spiega il ricercatore Richard Evershed - era considerato elegante ai tempi dell'antica Roma, e normalmente le pitture per il viso derivavano il loro colore da un composto di piombo. Un composto di stagno, tuttavia, poteva rappresentare un sostituto accettabile". Come gli autori fanno notare, lo stagno non presenta nessun valore dal punto di vista medicinale, e dunque la sua funzione era unicamente quella di agire da pigmento. Le proprietà non tossiche dello stagno costituivano un aspetto aggiuntivo, in quanto i rischi del piombo per la salute cominciarono a essere riconosciuti nel secondo secolo dopo Cristo.

Da "Le Scienze"








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venerdì, 12 novembre 2004
Lasciando un 'dove'
                                      Cattedrale di Ely

Una colomba bianca m'ha disceso
fra stele, sotto cuspidi dove il cielo s'annida.
Albe e luci, sospese; ho amato il sole,
il colore del miele, or chiedo il bruno,
chiedo il fuoco che cova, questa tomba
che non vola, il tuo sguardo che la sfida.

 

 

Eugenio Montale, La bufera







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