giovedì, 30 settembre 2004
Che l'attuale Presidente degli Stati Uniti, George.W. Bush, avesse vinto le ultime elezioni presidenziali in maniera non proprio limpidissima, lo sapevamo. Ma non sapevamo che molte migliaia di elettori - in gran parte afro-americani - fossero stati privati, in Florida, del loro diritto di voto. Che Bush e la sua famiglia avesse rapporti di affari con la famiglia Bin Laden, era noto. Ma che gestissero congiuntamente società di costruzioni di armi, lo ignoravamo. Che il Presidente degli Stati Uniti - e la sua amministrazione - avessero sottovalutato il pericolo di un attacco terrorista alla vigilia dell'11 settembre era risaputo. Ma che addirittura avessero ignorato un eloquente rapporto dell'Fbi che parlava di un imminente attacco su larga scala sul territorio americano, è una sorpresa. Che Bush avesse tratto giovamento dall'attacco alle torri gemelle instaurando un clima di paura e terrore tra gli americani era sotto gli occhi di tutti. Ma del fatto che poi decurtasse del 40% i fondi per la sicurezza nazionale e che facesse sorvegliare la costa dell'Oregon (150 km!) da un solo poliziotto, francamente eravamo all'oscuro.Questo è uno dei pregi del cinema di Michael Moore: andare al di là della superficie dei fatti, approfondendo l'analisi del suo ragionamento fino al dettaglio - apparentemente più insignificante - capace, però, di incastonarsi con precisione svizzera, come la rotellina più minuscola di un oliato meccanismo. Un cinema che fa del montaggio la sua cifra stilistica essenziale e del commento il filo conduttore di una storia che parte dalla festa di Al Gore per un'elezione che poi non ci fu ("... e se fosse solo un sogno" la chiosa iniziale) fino al dolore disperato di una madre che ha perso suo figlio in Iraq ("Ci ha fatto venire qui per niente, mamma" scrive nella sua ultima lettera). Un viaggio che racconta la carriera di una rampante rampollo di una ricca famiglia di petrolieri che gioca a fare il presidente della Nazione più potente del mondo. Dei suoi sorrisi finti che odorano di cerone, delle sue frasi fatte espresse ad arte per far ridere un cenacolo di giullari ossequianti. È un cinema che dà notizie quello di Michael Moore e che graffia. Ma non lo fa con gli artigli dell'offesa o degli slogan preconfezionati. Le sue armi sono una lucida ironia (terribilmente irresistibile quando chiede ai membri del Congresso di firmare il modulo per far arruolare i propri figli nei Marines...) e le informazioni circostanziate dalle quali scaturiscono domande le cui risposte sconcertano per la loro cruda semplicità.Ma quello dell'autore di "Bowling a Columbine" è anche un cinema fatto di facce e di sguardi: quello ottuso del Presidente, con un libro per bambini in mano (era in visita in una scuola elementare e leggeva "La mia capretta") quando gli comunicano che le due torri sono state attaccate; il profilo da pescecane dei suoi amministratori adusi al potere; lo sguardo allucinato dei soldati in Irak che ascoltano musica a tutto volume durante le cariche con i carri armati; l'espressione irreale della gente che assiste alla caduta delle torri; gli occhi laceri dei bambini di Baghdad; i lineamenti straziati dal dolore dei familiari che si vedono recapitare l'ultima busta paga del figlio soldato con lo stipendio decurtato perché è andato a morire cinque giorni prima del giorno di paga...È anche la faccia di Michael Moore - il rotondo ovale che potrebbe avere il nostro fornaio di fiducia o il nostro giornalaio - che alla fine del film cita Orwell e ci dice che la guerra è solo uno strumento per il mantenimento dello stato dello cose.Giuseppe Tomasi di Lampedusa insegna.
Daniele Sesti

La mia recensione personale è molto molto più concisa, perchè ieri, uscendo dal cinema, ero letteralmente SENZA PAROLE. Tutto ciò che mi veniva in mente e che avrei potuto rispondere a chi mi avesse chiesto un parere sul film era ed è: che vergogna.Per nessuna proiezione ho mai pianto: ieri sera sì.

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giovedì, 30 settembre 2004
Francesco Tullio-Altan, o più semplicemente Altan, è una delle penne più velenose che mai si siano viste in Italia, ma capace anche di creare personaggi per bambini di tenerezza infinita come la celebre "Pimpa". Nato a Treviso il 30 settembre del 1942, ha fatto i primi studi a Bologna e ha frequentato la Facoltà di Architettura di Venezia. Ormai Altan è un'istituzione, quasi un marchio di moralità e di sguardo indignato sul presente.
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mercoledì, 29 settembre 2004
Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (nome tratto dal paese lombardo che gli ha dato i natali), nasce il 29 settembre del 1571 da un architetto a servizio del marchese di Caravaggio, Francesco Sforza. Il pittore, insomma, apparteneva ad una famiglia stimata e abbastanza agiata.Per inquadrare meglio la personalità di Caravaggio, riportiamo in conclusione un profilo riassuntivo di Gianni Pittiglio: "Il Romanticismo non ha fatto altro che [basandosi su biografie dell'epoca. N.d.r.] creare un mito che, nel XX secolo, come accade in moltissimi altri casi, è stato a fatica ridimensionato.
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mercoledì, 29 settembre 2004
Divino nel ruolo dell' "Enrico IV" di Marco Bellocchio, il celebre attore (il cui nome completo era Marcello Vincenzo Domenico Mastroianni), nato a Fontana Liri (Frosinone), il 28 settembre (ieri!) del 1924, ebbe la fortuna di respirare aria di cinema fin dalla più tenera età. Ancora bambino, infatti, ebbe la possibilità di fare comparsate addirittura in alcuni film del grande De Sica (che negli anni trenta era un maestro riconosciuto).
In seguito, conseguita la maturità liceale, si iscrive
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martedì, 28 settembre 2004
Non m' importa che la mia terrena sorte
ben poco abbia di terreno in se' -
che anni d' amore cosi' siano cancellati
nell' astio di un momento: -
a me non duole, o cara, che altri infelici,
di me siano piu' felici,
ma che tu abbia a soffrire per il mio destino,
che e' solo quello d' un fuggitivo.

     Edgar Allan Poe

Perchè "vano altruismo"?

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venerdì, 17 settembre 2004
Su una lettera non scritta

Per un formicolìo d'albe, per pochi
fili su cui s'impigli
il fiocco della vita e s'incollani
in ore e in anni, oggi i delfini a coppie
capriolano coi figli? Oh ch'io non oda
nulla di te, ch'io fugga dal bagliore
dei tuoi cigli. Ben altro è sulla terra. Sparir non so né riaffacciarmi; tarda
la fucina vermiglia
della notte, la sera si fa lunga,
la preghiera è supplizio e non ancora
tra le rocce che sorgono t'è giunta
la bottiglia dal mare. L'onda, vuota,
si rompe sulla punta, a Finisterre.



(Eugenio Montale, La bufera; Finisterre)


















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venerdì, 17 settembre 2004
Nel 1934, Kalindi Achala sbarca in Italia. E' l'Italia di Mussolini, l'Ialia fascista. Interessante, però, in questo caso, non è il clima storico, bensì quello culturale dei novecentisti. Sta esplodendo, già da un po' di anni, lo stile simbolista, l'ermetismo dei seguaci di Ungaretti (il quale non ha nulla a che vedere con l'ermetismo), l'espressionismo e il surrealismo di Campana,... Kalindi si innamorà dell'Italia, come la maggior parte dei letterati dell'epoca. Staziona soprattutto a Firenze, culla dell'Umanesimo. Tenta di irrompere nella vita culturale dell'epoca e del Paese, incontrando e scontrandosi con non poche difficoltà in quanto donna, in quanto poco conosciuta dal punto di vista letterario.
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giovedì, 16 settembre 2004

VOGLIA DI PACE

Le voci dei bimbi il vento raccoglie
e poi le sparpaglia tra i rami e le foglie
di alberi antichi, con grosse radici
che sanno ascoltare le cose che dici
per poi raccontarle, gi
ù... giù... nel profondo
al Cuore che batte al centro del mondo.


Se un bimbo sorride, sorride anche il Cuore
ed ecco spuntare in un prato un bel fiore.
Se un bimbo
è felice, il Cuore è contento
e nascon farfalle che danzan col vento.


Ma, a volte, le risa diventano pianti:
le lacrime scendono, calde e pesanti,
colpiscon la Terra che trema, impaurita,
vedendo la morte mischiarsi alla vita.
Ossezia, Israele, Iraq, Palestina...
tra bombe e fucili la morte cammina,
portando con s
é ceceni, afghani
e tanti, tantissimi bimbi africani!


Bombardano, sparano e parlan di pace,
al Cuore del mondo
sta cosa non piace:
"Se di odio e violenza riempite la Terra,
non siate bugiardi: chiamatela guerra!
La pace
è sorridere, darsi la mano,
dormire tranquilli, guardare lontano
e in fondo vedere, nel cielo sereno,
i sette colori dell
arcobaleno.


Soltanto se spargi la voglia di amare
il vento sorride e pu
ò allora portare
agli alberi antichi e alle loro radici
le voci ed i sogni di bimbi felici!
"

Da I giochi di Elio








































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martedì, 14 settembre 2004

Sotto il tuo manto
troverei protezione
Annullare me stessa
e vedere solo gli altri

In preda a un'opprimente
disperazione,
annaspo e soffoco
dentro me stessa

Me stessa disprezzo,
me stessa vorrei castigare,
punire, bruciare.
Me stessa dovrei liberare.

Tu, che sei il calice
ricolmo di tutto il mio amore,
fuggi da me per vivere ancora.
A me stessa preferisco rinunciare.

Kalindi Achala













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lunedì, 13 settembre 2004

Il 29 agosto 2004, nel corso dei Giochi Olimpici di Atene, gli atleti di tutto il mondo saranno impegnati sullo stesso percorso di una delle corse più celebri della storia. Nel frattempo, un team di astronomi della Texas State University getta nuova luce sull'origine della sua leggenda.
In un articolo pubblicato sul numero di settembre 2004 della rivista "
Sky and Telescope", il fisico Donald W. Olson e colleghi presentano alcune prove astronomiche secondo le quali la data comunemente accettata per la celebre battaglia di Maratona e la successiva corsa sarebbe errata. La leggenda nacque nel 490 a.C., quando un corridore solitario percorse quasi 42 chilometri dal campo di battaglia ad Atene per portare ai Greci la notizia della vittoria sui Persiani e avvisare la città dell'arrivo della flotta nemica dal mare. Terminata la sua missione, il corridore crollò e morì di fatica.
Questa morte melodrammatica ha sempre reso perplessi gli storici: perché un corridore esperto dovrebbe collassare quando migliaia di atleti dilettanti completano con successo le maratone in tutto il mondo? La risposta, secondo Olson e colleghi, risiede nelle fasi lunari.
Lo storico greco Erodoto fornisce descrizioni precise delle fasi della Luna al tempo della battaglia di Maratona. Quando gli ateniesi appresero dell'arrivo dell'esercito persiano nella pianura di Maratona, inviarono un messaggero a Sparta per chiedere aiuto. Ma a causa di una festa religiosa, gli spartani non poterono inviare le loro truppe prima della successiva luna piena, sei giorni dopo. Nel diciannovesimo secolo, il tedesco August Böckh eseguì un calcolo astronomico per determinare la data della battaglia, basandosi sul calendario ateniese. Secondo Olson, invece, avrebbe dovuto usare il calendario spartano, che non era identico.
Secondo i nuovi calcoli dei ricercatori texani, la battaglia sarebbe avvenuta in realtà il 12 agosto del 490 a.C. e non il 12 settembre come ipotizzato da Böckh. E se ad Atene la temperatura massima durante il mese di settembre non supera i 30° C, ad agosto può raggiungere anche i 40 °C, cosa che può spiegare la morte del corridore: simili condizioni possono provocare disidratazione e attacchi cardiaci anche in un atleta allenato.

Da "Le scienze"





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